Vincitori The Talent Prize 2025

Guglielmo Maggini

È Guglielmo Maggini con l’opera Titano Mio il vincitore della diciottesima edizione di The Talent Prize. Dopo una laurea in architettura, l’artista si è formato a Londra, dove ha conseguito il master in Designer Maker alla Camberwell College of Arts. Al confine tra installazione e scultura, la sua ricerca cattura il passaggio da un mondo all’altro tra colori, epifanie e forme che non contengono più qualcosa ma che diventano esse stesse portatrici di qualcosa di dimenticato.

L'OPERA

Titano mio è una scultura che fonde con rara coerenza il sapere artigianale della ceramica e la ricerca plastica contemporanea. Come sottolineano le motivazioni ufficiali: «La giuria ha premiato Guglielmo Maggini per la sua capacità di fondere la competenza tecnica con il sapere artigianale della ceramica nella realizzazione di Titano Mio, una scultura realizzata attraverso l’utilizzo di stampi provenienti dall’archivio della famiglia Fumanti. L’opera dimostra come la tradizione possa essere reinterpretata in chiave attuale, attivando un dialogo profondo con il genius loci e offrendo una lettura originale e contemporanea di un materiale tanto antico quanto vivo». Un conglomerato scultoreo in ceramica e resina che, nella sua forma complessiva, richiama al tempo stesso un albero, un totem di giocattoli e un’esplosione di frammenti vitali. Realizzato nel contesto della residenza presso il laboratorio artigiano Fumanti di Gubbio, nell’ambito della XXVII Biennale d’arte contemporanea della città a cura di Spazio Taverna, il lavoro nasce da un’indagine sugli stampi d’archivio appartenuti al fondatore dell’azienda, Aldo Fumanti. Questi stampi, un tempo strumenti di produzione e poi dismessi dalle generazioni successive, diventano per Maggini un alfabeto espressivo da riportare al presente, una grammatica della memoria che si traduce in nuove forme.

GLI ALTRI FINALISTI

La giuria ha anche selezionato i nomi dei nove finalisti: Silvia Bigi, Federico Montaresi, Jimmy Milani, Meletios Meletiou, Federica Rugnone, Andrea Mauti, Federica Mariani, Anouk Laure Chambaz e Matteo Pizzolante.

Tra questi finalisti, si è voluto individuare un secondo e terzo classificato, come segno di riconoscimento di una ricerca convincente e prospettica. Si tratta Silvia Bigi con Are you nobody, too?, opera che a partire dall’unico ritratto della prozia Irma, esclusa dalla memoria familiare per la sua condizione mentale, costruisce una riflessione sulla fragilità e sullo stigma del disagio psichico. Grazie a un deepfake, la figura dimenticata prende voce attraverso le parole di poetesse e scrittrici segnate da disturbi mentali, trasformandosi in un corpo collettivo e resistente che sfida ogni forma di normalizzazione. Terzo classificato è Federico Montaresi con il video …but I’ll be BACK before you are DONE (2025), un montaggio di oltre cinquecento esplosioni provenienti da cartoni animati, videogiochi, film e archivi reali. La ripetizione ossessiva della detonazione dissolve i confini tra realtà e simulazione, offrendo un’esperienza percettiva estrema che interroga la spettacolarizzazione della violenza e la sua manipolazione mediatica.

I PREMI SPECIALI

Come per ogni edizione, si aggiungono al vincitore e ai finalisti anche i premi speciali, conferiti da Inside Art e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con cui Inside Art ha avviato un prestigioso rapporto di collaborazione. Come per lo scorso anno, il premio speciale del museo che ospita la mostra di quest’edizione è stato selezionato dalla Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Renata Cristina Mazzantini ed entrerà nella collezione permanente del museo.

Il Premio Speciale GNAMC va a Ginevra Petrozzi, con Congregation of Mysteries, opera nella collezione della C+N Galleria CANEPANERI. L’artista reinterpreta la tradizione degli ex-voto traslandola nell’universo delle infrastrutture digitali. Piccole icone metalliche, incorniciate con la solennità del culto, raffigurano cavi sottomarini, droni, microchip, sistemi di sorveglianza, alternati a “miracoli” invocati come la liberazione di Julian Assange o la crescita di un albero da un data center. Attraverso questa liturgia laica, l’artista mette in scena il paradosso di una spiritualità rivolta alle tecnologie che regolano il nostro presente, trasformando l’oggetto votivo in strumento di critica e immaginazione politica.

Il Premio Speciale INSIDE ART se lo aggiudica Giovanni Longo: una ricerca che intreccia questioni esistenziali e processi locali, trovando nelle fiumare calabresi il suo campo d’azione privilegiato. Da oltre vent’anni l’artista raccoglie i legni modellati dalle correnti, trasformandoli in strutture anatomiche o archivi di forme che superano i luoghi d’origine per aprirsi allo spazio espositivo. Il progetto Like a Dam (form archive) custodisce questo materiale secondo criteri visivi e morfologici, configurandosi come archivio vivente e dispositivo poetico. In bilico tra recupero e interferenza, la pratica di Longo rivela una silenziosa resistenza alla contemporaneità artificiale, trasformando il minimo frammento naturale in testimonianza di cura e di metamorfosi.

Il Premio Speciale AMPA (Associate Medias Press Agency), agenzia di stampa che fa parte del gruppo editoriale di Inside Art, va Marco Rossetti con un’installazione cinetica dedicata alla memoria frammentaria. L’artista mette in scena un’immagine divisa: la metà superiore di una fotografia resta fissa a parete, mentre la parte inferiore, montata su un carrello motorizzato, percorre un binario che attraversa lo spazio. Solo in un punto le due parti si ricompongono, per poi tornare a separarsi in un ciclo senza fine. Ispirata al “complesso-R”, la regione più antica del cervello, l’opera evoca istinti e ricordi primitivi, offrendo un’esperienza percettiva straniante che riflette sul rapporto tra immagine, memoria e assenza.

Menzione della Giuria infine, a Leonardo Petrucci, per Ho ancora tante cose da dirti, replica in ottone del cellulare usato fino alla scomparsa della madre, nell’agosto 2021. Oggetto quotidiano trasformato in reliquia silenziosa, brilla senza valore economico, ma con il peso insostenibile dell’assenza. Adagiato su una tela nera deformata, diventa simbolo universale del lutto: un gesto intimo che si apre a una memoria condivisa. «La giuria ha deciso di attribuire a Leonardo Petrucci una menzione speciale per l’opera Ho ancora tante cose da dirti, capace di trasformare un oggetto quotidiano in un simbolo universale di perdita e memoria. La forza evocativa del lavoro risiede nella semplicità del dispositivo narrativo, che rende tangibile il peso dell’assenza e al tempo stesso lo restituisce in forma condivisa. Un gesto intimo che diventa esperienza collettiva, in cui ciascuno può riconoscere la propria storia».