Vincitori The Talent Prize 2026

Friedrich Andreoni

È Friedrich Andreoni con l’opera Un tout sans fin il vincitore della diciannovesima edizione di The Talent Prize. L’installazione costruisce una trama di corrispondenze tra architettura, storia, memoria e immaginario cinematografico. L’artista è cresciuto tra l’Italia e la penisola arabica e attualmente vive tra la Germania e l’Italia. La sua pratica artistica interdisciplinare comprende suono, scultura, disegno, installazione, performance e video. Ha studiato Belle Arti (scultura) alla Weißensee Kunsthochschule Berlin, conseguendo la laurea nel 2020. Dal 2018 al 2023 è stato membro attivo della Fondazione tedesca per le borse di studio accademiche. Nel 2020 ha ricevuto una borsa di studio DAAD che gli ha permesso di frequentare un master biennale e un programma di ricerca artistica presso il Dipartimento di Suono della School of the Art Institute of Chigago, dove ha conseguito il Master of Fine Arts (MFA).

L'OPERA

Concepita per la 18ª Quadriennale d’arte, Un tout sans fin ha al centro la voce di Claudia Cardinale, registrata mentre intona Sinnò me moro, la ballata composta da Carlo Rustichelli per Un maledetto imbroglio di Pietro Germi. Il campionamento proviene dall’acqua contenuta in una fonte battesimale in travertino, al cui interno, parzialmente sommersa, è collocata una piccola scultura in bronzo appartenuta all’attrice. Suono, materia e memoria si incontrano in un sistema di rimandi che restituisce un’immagine stratificata dell’immaginario cinematografico legato a Cinecittà. Immaginata come un lavoro sulla memoria dell’attrice, l’installazione risuona come la memoria stessa di Cardinale offrendo l’occasione di renderle omaggio nella città che l’ha portata al cinema e nel cuore.

GLI ALTRI FINALISTI

La giuria ha anche selezionato i nomi dei finalisti: Fabrice Bernasconi Borzì, Federica Di Pietrantonio, Emanuele Dainotti, Guendalina Urbani, Giorgio Di Noto, Alessandra Cecchini e Pier Lorenzo Pisano.

Tra questi finalisti, si è voluto individuare un secondo e terzo classificato, come segno di riconoscimento di una ricerca convincente e prospettica. Si tratta di Martina Zanin con A PREDATOR IS A PREDATOR IS A PREDATOR..., una scultura in bronzo composta dalla ripetizione di un artiglio di rapace nell’atto di ghermire la preda. Il riferimento agli studi fotografici sul dinamismo e il movimento animale di Eadweard Muybridge si intreccia a una riflessione sulla violenza e sulle forme del potere. La ripetizione diventa così una struttura visiva che richiama anche i rituali del comando, dell’educazione e della punizione. Terza classificata è Carlota Bulgari con con Endocrystalline Gardens, installazione composta da sei strutture metalliche che sostengono contenitori in vetro dalla forma organica. Al loro interno, sculture cave realizzate attraverso la caramellizzazione dello zucchero sono sottoposte a un processo di ricristallizzazione regolato da un sistema di umidificazione e da dispositivi elettronici DIY. La materia continua così a modificarsi nel tempo, dando forma a un ecosistema in cui organico e tecnologico convivono e la trasformazione diventa una condizione permanente.

I PREMI SPECIALI

Come per ogni edizione, si aggiungono al vincitore e ai finalisti anche i premi speciali, conferiti da Inside Art e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con cui Inside Art ha avviato un prestigioso rapporto di collaborazione. Come per lo scorso anno, il premio speciale del museo che ospita la mostra di quest’edizione è stato selezionato dalla Direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Renata Cristina Mazzantini ed entrerà nella collezione permanente del museo.

Il Premio Speciale GNAMC va a Sveva Angeletti, per e guarda come il vento, pure andando dove deve andare, bacia tutte le cose e non dimentica niente _ 06.2025, parte del progetto Tell Me About It, ricerca avviata nel 2022 sul rapporto tra linguaggio, memoria, percezione e sistemi computazionali. L’opera combina fotografie stampate su Dibond spazzolato con un sistema composto da microfono, software e plotter 2D. Il dispositivo ascolta racconti orali e restituisce una trascrizione parziale, determinata da ciò che è in grado di rilevare e interpretare. L’immagine e il linguaggio diventano così due forme di mediazione che mettono in discussione l’idea stessa di rappresentazione.

Il Premio Speciale INSIDE ART è assegnato a Camilla Alberti per Saltational Monsters. Monster 3, parte di una ricerca dedicata alla trasformazione di rovine e materiali di scarto in nuovi composti scultorei. Polveri di oggetti abbandonati, materia organica e residui industriali vengono combinati con pigmenti e leganti naturali per dare forma a organismi ibridi. All’interno dell’opera è custodito un lichene, presentato come reliquiario: un olobionte, cioè un organismo costituito dalla simbiosi di differenti forme di vita. La materia diventa così uno spazio di relazione tra processi fisici, biologici e simbolici.

Il Premio Speciale AMPA (Associate Medias Press Agency), agenzia di stampa che fa parte del gruppo editoriale di Inside Art, va infine a Zoë Pelikan per Belvedere I. L’opera prende le mosse dalla trasformazione del paesaggio del Gargano e dalle strutture edilizie legate allo sviluppo turistico della costa. Frammenti di cemento provenienti da quelle costruzioni sono messi in relazione con lunghi drappi di seta semitrasparente sostenuti da tondini di ferro. La metafora della perla, nata dalla reazione a un corpo estraneo, diventa il punto di partenza per una riflessione sulle tracce lasciate sul territorio da un’idea di sviluppo che ha trasformato il paesaggio in modo permanente.